In nome del popolo inquinato: appello a Grasso

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Legambiente, Libera, e altre 23 associazioni lanciano un appello a Pietro Grasso: i delitti ambientali nel codice penale subito! Firma la petizione su www.change.org/legambiente-ecoreati

In nome del popolo inquinato

Al presidente del Senato Pietro Grasso, ai presidenti delle commissioni Ambiente e Giustizia, chiediamo di approvare subito i delitti ambientali nel codice penale. Chiediamo ai cittadini di sostenerci in questo appello, firmando la petizione In nome del popolo inquinato.

Ai senatori Grasso, Palma e Marinello chiediamo di porre fine a una grave anomalia: nel nostro Codice Penale non esistono né il delitto di inquinamento né quello di disastro ambientale. Chi inquina l'ambiente nella peggiore delle ipotesi si rende responsabile di reati di natura contravvenzionale, risolvibili pagando una ammenda, quando non vanno in prescrizione come successo di recente con la sentenza Eternit.

Rapporto annuale "Ecomafia 2013"

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16,7 miliardi di euro di fatturato, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati. Aumentano i clan coinvolti (da 296 a 302), quadruplicano i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (da 6 a 25), salgono gli incendi boschivi, cresce l’incidenza dell’abusivismo edilizio e soprattutto la piaga della corruzione con il raddoppio delle denunce e degli arresti.

Legambiente presenta il rapporto annuale “ECOMAFIA 2013”: tutte le storie e i numeri sulla criminalità ambientale

Nella classifica generale dell’illegalità ambientale in Italia nel 2012 la Puglia rimane stabile al quarto posto ma registra un record di sequestri, ben 1.303

Resta sul podio per il ciclo illegale del cemento, dei rifiuti e per il racket degli animali

 

ecomafia 201334.120 reati, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da numerosi clan: 302 quelli censiti nel 2012.

I numeri degli illeciti ambientali accertati lo scorso anno delineano una situazione di particolare gravità. Il 45,7% dei reati è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011.

Crescono nel 2012 anche gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica (+6,4% rispetto al 2011), sfiorando quota 8.000 e ha il segno più anche il numero di incendi boschivi che hanno colpito il nostro paese: esattamente +4,6% rispetto al 2011, un anno orribile per il nostro patrimonio boschivo considerato il picco del 62,5% rispetto al 2010. Sul fronte dei traffici illeciti di rifiuti si registra sempre di più uno spostamento nello scacchiere internazionale, dove prendono il predominio le mafie transazionali. Nel 2012 l’Ufficio centrale antifrode dell’Agenzia delle Dogane segnala che i quantitativi di materiali sequestrati nei nostri porti sono raddoppiati rispetto al 2011, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate (principalmente cascami di gomma, materie plastiche e metalli).

Rapporto annuale "Ecomafia 2012"

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Ecomafia 2012: la Puglia sale sul podio per il ciclo illegale del cemento, il racket degli animali, le discariche abusive di pneumatici fuori uso

rapporto ecomafia 2012

33.817, tanti sono stati i reati ambientali scoperti nel 2011, il 9,7% in più rispetto al 2010. Aumentano i reati contro il patrimonio faunistico, gli incendi boschivii furti delle opere d’arte e dei beni archeologici. Triplicano gli illeciti nel settore agroalimentare. E sono già 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose solo nei primi mesi del 2012, per reati spesso legati al ciclo illegale del cemento. Nello specifico, le forze dell’ordine hanno accertato5.284 illeciti relativi al ciclo dei rifiuti. Nel 2011 sono state 17 le inchieste sull’unico delitto ambientale, quello contro i professionisti del traffico illecito di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/06). Mentre nei primi quattro mesi del 2012 le inchieste già concluse sono cinque. I rifiuti gestiti illegalmente e sequestrati, nel 2011 in Italia, si sono attestati sulle 346 mila tonnellate, come se 13.848 enormi tir si snodassero in una fila lunga più di 188 chilometri. Ma i traffici illeciti di rifiuti si stanno spostando sempre di più nello scacchiere internazionale, dove stanno prendendo il predominio le mafie transazionali. Nel 2011, l’Agenzia delle Dogane ha sequestrato nei porti italiani 7.400 tonnellate di rifiuti (principalmente avanzi e cascami di plastica e metalli) diretti all’esportazione in gran parte verso la Cina. Sono invece 6.662 gli illeciti e 8.745 le persone denunciate nel ciclo del cemento, dove nonostante la crisi e il calo del 20% stimato dal Cresme nel mercato legale, l’abusivismo ha fatto registrare 25.800 casi tra nuove costruzioni o grandi ristrutturazioni, con un fatturato che si conferma stabile intorno a 1,8 miliardi di euro.

Rapporto annuale "Ecomafia 2011"

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La Puglia stabile al quarto posto nella classifica dell’illegalità ambientale in ItaliaCarta Ecomafia

Aumentano gli illeciti accertati 30.824 (un incremento del 7,8% rispetto al 2009), pari a 84 reati al giorno, cioè circa 3,5 all’ora, nonostante la diminuzione delle persone denunciate (25.934, rispetto ai 28.472), gli arresti, che si fermano a quota 205 (316 nel 2009), e i sequestri (8.771, rispetto ai 10.737 del 2009). Nello specifico, le forze dell’ordine hanno accertato circa 6.000 illeciti relativi al ciclo dei rifiuti (un aumento del 14% rispetto al 2009). Infatti, il 2010 è un anno da record per le inchieste sull’unico delitto ambientale, quello contro i professionisti del traffico illecito di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/06): sono state ben 29, con l’arresto di 61 persone e la denuncia di 597 e il coinvolgimento di 76 aziende. Altre 6 inchieste di questo tipo si sono svolte nei primi quattro mesi del 2011, mentre in totale – cioè dalla sua entrata in vigore nel 2002 a oggi – sono salite a quota 183. Crescono i traffici internazionali di monnezza, principalmente in partenza dall’Italia e diretti nei paesi europei, asiatici e africani: nel 2010 l’Agenzia delle Dogane ha sequestrato nei porti italiani 11.400 tonnellate di rifiuti (a fronte delle 7.400 del 2009). Il 60% di questi diretti in Cina, il 12% in Corea del Sud, il 10% in India, il 4% in Malesia e così via.

Diminuiscono invece i reati nel ciclo del cemento che passano da 7.463 del 2009 a 6.922 del 2010, mentre rimane invariato il numero delle infrazioni nel ciclo alimentare che si ferma a quota 4.520.

Intensa l’attività a tutela del nostro patrimonio artistico da parte dei Carabinieri e Guardia di Finanza che hanno accertato 983 furti di opere d’arte e recuperato 84.869 oggetti d’arte per un giro d’affari di 216 milioni di euro. Crescono del 13,2% (5.835 nel 2010, 5.154 nel 2009) i reati accertati dal Corpo Forestale dello Stato contro la fauna mentre diminuiscono gli incendi, anche se il numero rimane alto: dai 5.362 del 2009 ai 4.883 del 2010. La Campania continua a occupare il primo posto nella classifica dell’illegalità ambientale seguita dalle altre regioni a tradizionale presenza mafiosa: nell’ordine Calabria, Sicilia e Puglia. Quanto al business prodotto dall’ecomafia, esso si attesta intorno ai 19,3 miliardi di euro mentre sale a 290 il numero dei clan coinvolti (nel 2009 erano 270). Questi, in sintesi, i numeri dellastraordinaria attività svolta anche nel 2010 da tutte le Forze dell’ordine e di Polizia giudiziaria impegnate nelle indagini contro i reati ambientali raccolti ed elaborati nel dossier Ecomafia 2011 di Legambiente, a cui quest’anno si aggiungono i dati forniti dalle 60 polizie provinciali. Questi i dati principali contenuti nel Rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente, presentato questa mattina da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia alla presenza di Antonio Laudati, Procuratore della Repubblica di Bari, Antonella Bellomo, Prefetto Vicario di Bari, Lorenzo Nicastro, Assessore alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia, Giuseppe Stasolla, consulente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti e le forze dell’ordine.

Ecomafia

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ecomafiaEcomafia è un neologismo coniato da Legambiente che indica quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, l'abusivismo edilizio e le attività di escavazione come nuovo grande business in cui sta acquistando sempre maggiore peso anche i traffici clandestini di opere d’arte rubate e di animali esotici.

Dal 1994 L’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente svolge attività di ricerca, analisi e denuncia del fenomeno in collaborazione con tutte le forze dell'ordine (Arma dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato e delle Regioni a statuto speciale, Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Direzione investigativa antimafia), l'istituto di ricerche Cresme (per quanto riguarda il capitolo relativo all'abusivismo edilizio), magistrati impegnati nella lotta alla criminalità ambientale e gli  avvocati dei Centri di azione giuridica di Legambiente. Tra le pubblicazioni annuali  il Rapporto Ecomafia e il dossier Mare Monstrum che raccontano le storie e i numeri degli assalti mafiosi all'ambiente. Rifiuti s.p.a. sono invece i dossier che denuciano il giro d'affari criminale legato allo smaltimento dei rifiuti.

Per combattere le Ecomafie Legambiente, insieme a un ampio schieramento di soggetti istituzionali e a migliaia di cittadini, chiede da tempo l’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale.