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“Trivellazioni e tutela del territorio”

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Legambiente ne parla in un convegno a Porto Cesareo domani 19 dicembre 

L’associazione ambientalista: «Occorre lanciare l’idea di una vera e propria vertenza ambientale dell’Adriatico che coinvolga anche gli altri Paesi costieri e investire per un futuro che punti alla valorizzazione dei tesori ambientali, territoriali ed economici presenti sulle sue coste»

 

Nell’ambito delle iniziative programmate sul territorio, il circolo Legambiente di Porto Cesareo, in collaborazione con l’Associazione politico-culturale “Città Aperta#laboratoriodiidee”, ha organizzato un convegno dal titolo“Trivellazioni e Tutela del Territorio”, in programma domani19 dicembre alle ore 18 presso la Biblioteca comunale di Porto Cesareo, per discutere sull’opportunità di intraprendere azioni concrete che ostacolino tutte quelle politiche tese allo sfruttamento dei territori pugliesi per ricavarne petrolio.

Intanto la Legambiente Puglia, nei giorni scorsi, ha presentato le osservazioni, che si impongono a vari livelli nelle procedure autorizzative, relative alle numerose aree di esplorazione della Global Petrolium, nel tratto di mare antistante la città di Monopoli, e della Global Med, a sud di Capo di Santa Maria di Leuca, e nei prossimi giorni lo farà anche in merito alle procedure per la richiesta di esplorazioni della Schlumberger nel Golfo di Taranto.

Stando ai dati del dossier di Legambiente “Per qualche tanica in più: numeri e storie dell’insensata corsa all’oro nero nei mari italiani”, sono oltre 12.290 i kmq nell’Adriatico centro meridionale italiano interessati da permessi di ricerca, istanze di coltivazione o nuove attività di esplorazione di petrolio che si aggiungono alle 8 piattaforme già attive e da cui nel 2013 sono state estratte 422.758 tonnellate di greggio, il 58% del totale nazionale estratto dai fondali marini. Sono invece oltre 10 mila i kmq nel Mar Ionio interessati da richieste di ricerca, prospezione e coltivazione.

«La ricerca di greggio nel mare italiano, nel dibattito energetico internazionale, sembra l’ennesimo regalo alle compagnie petrolifere che hanno trovato nel nostro Paese un vero Eldorado - dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - Poco importa se Comuni, Regioni e cittadini sono contrari a svendere il loro mare per pochi spiccioli. È tempo che ci si svincoli davvero dal passato e si pensi seriamente a cambiare verso».  

L’Adriatico è estremamente fragile per le caratteristiche proprie di “mare chiuso” che definiscono un ecosistema molto importante e già messo a dura prova. La fragilità del suo equilibrio ecologico è aggravata dalla scarsa profondità e dal modesto ricambio delle acque. Per questo, un eventuale sversamento di petrolio deve fare i conti con la scarsa, se non nulla, possibilità di dispersione, con conseguente inquinamento delle coste e dell’ecosistema marino. Senza considerare l’impatto che queste attività possono avere anche sulla pesca, fino ad arrivare ad una diminuzione del  pescato anche del 50% intorno ad una sorgente sonora che utilizza airgun, la  tecnica geofisica di rilevazione di giacimenti nel sottofondo marino.

«Continuare a rilanciare l’estrazione di idrocarburi è una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese - conclude Tarantini - Il “tesoretto” che le compagnie petrolifere continuano a cercare senza sosta, quell’oro nero tanto agognato e nascosto sotto il mare italiano, ammonta a 9.778 milioni di tonnellate. Una quantità di petrolio che, stando ai dati di Assomineraria sui consumi nazionali (59 milioni di tonnellate nel 2013) e sulle riserve certe presenti sui fondali che abbiamo oggi a disposizione in Italia, sarebbe sufficiente a risolvere il nostro fabbisogno petrolifero per sole 8 settimane. Due mesi praticamente. Basterebbero questi numeri a dimostrare l’assurdità della scelta energetica che il Governo italiano si ostina a portare avanti».

  

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