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Puglia a tutto gas

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Con la firma del progetto Eastmed il rischio di due gasdotti è reale

gasdotto

Mentre a San Foca si inasprisce il conflitto sul punto di approdo di Tap, a Tel Aviv il Ministro dello Sviluppo Carlo Calenda firma, insieme ai colleghi di Israele, Grecia e Cipro, il primo via libera a Eastmed, il più grande gasdotto sottomarino del mondo che dovrebbe portare nel nostro Paese il gas naturale off shore dei giacimenti di Israele e Cipro, rilanciando l’ipotesi di utilizzo del gasdotto Poseidon di Edison a Otranto.

Il progetto Eastmed prevede una porzione di 1.300 chilometri offshore e altri 600 onshore, che porterà, secondo le previsioni, la commercializzazione delle riserve energetiche scoperte da Israele nell’Est del Mediterraneo, attraverso Cipro e Grecia fino all’Italia. Il progetto sarà presentato ai ministri del G7, poiché ritenuto fondamentale asse di sviluppo della strategia energetica complessiva del Mediterraneo.

“Con la firma dell’accordo per il lancio del progetto Eastmed – commenta Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – si concretizza sempre più il rischio di avere ben due gasdotti in Puglia, uno a Melendugno e l’altro a Otranto. Infatti, proprio nel 2011 la società IGI Poseidon ottenne il decreto di autorizzazione unica del Ministero dello Sviluppo Economico che approvava il progetto definitivo e autorizzava la costruzione e l’esercizio dell’opera nella Città dei Martiri. Invitiamo nuovamente istituzioni e politica, a livello nazionale e regionale, a lavorare sull’ipotesi di un unico gasdotto nella nostra regione, attraverso un processo decisionale che coinvolga pienamente i territori interessati”.

La vicenda del Tap non può essere affrontata in maniera isolata, ma deve rappresentare l’occasione per discutere della strategia energetica nazionale che punti sulle fonti rinnovabili, ferme al palo da 4 anni, sull’efficienza energetica, e sull’utilizzo del gas come fonte fossile di transizione, per arrivare già nei prossimi anni a chiudere progressivamente le vecchie e inquinanti centrali a carbone.