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    Ilva, processo penale “Cokerie”

    Legambiente riceve il risarcimento dei danni pari a 30mila euro quale parte civile
    “L’importo sarà destinato alla realizzazione di iniziative che contribuiscano al consolidamento di una cultura ambientalista, capace di premiare lo studio e l’approfondimento delle tematiche ambientali, attraverso l’istituzione di borse di studio pluriennali per progetti di ricerca con l’università”

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    Il Giudice Unico del Tribunale di Taranto, dr. Antonio Pensato, ha riconosciuto a Legambiente Puglia, difesa dall’avvocato Massimo Moretti, il risarcimento dei danni, quale parte civile nel processo penale “Cokerie”, nei confronti di Emilio Riva e Luigi Capogrosso, definito con sentenza della Corte di Cassazione del 2010.

    L’articolata vicenda giudiziaria prese le mosse nel 2005, quando Legambiente si costituì parte civile nell’ambito del processo cokerie di primo grado, concluso con la sentenza del 2007, poi confermata con sentenza del 2008 della Corte di Appello e quindi con la sentenza della Suprema Corte del 2010. Il successivo giudizio civile è stato introdotto nel 2013 e deciso nel 2017.

    Dal contenuto delle deposizioni dei testi e delle copie degli articoli di quotidiani locali prodotte da Legambiente, il giudice ha riconosciuto il costante e notevole impegno profuso dall’associazione ambientalista a tutela dell’ambiente della città di Taranto, profondamente pregiudicato dalla massiccia attività di cui Riva e Capogrosso sono stati ritenuti responsabili per l’emissione di grossi quantitativi di polveri dell’ILVA verso i quartieri cittadini circostanti che, negli anni esaminati dalle sentenze penali, non ha trovato alcuna tangibile riduzione. Secondo il tribunale, i reati commessi hanno cagionato un danno diretto all’integrità del territorio, sotto l’aspetto della vivibilità ambientale, e riflesso nei confronti della personalità ed identità dell’associazione. L’effetto dannoso per Legambiente è stato quello di vedere sostanzialmente vanificati i propri sforzi per cercare di far ritornare l’ambiente cittadino a livelli accettabili di vivibilità, la cui tutela rientra nei fini statutari dell’associazione. Con l’ulteriore conseguenza di ingenerare nella cittadinanza la convinzione della sostanziale inutilità della presenza sul territorio di Legambiente, considerata incapace di realizzare uno degli scopi della sua esistenza.

    Considerato l’impegno pluriennale profuso da Legambiente per opporsi all’operato illecito di Riva e di Capogrosso negli anni in cui si sono verificati i reati del processo in questione (1995/2007), e tenuto conto dei riflessi negativi sul perseguimento dello scopo sociale di tutela ambientale che tale attività delittuosa ha comportato, il danno non patrimoniale è stato liquidato in sentenza nella somma di 30mila euro.

    “Legambiente utilizzerà il risarcimento riconosciuto per realizzare iniziative che, unite alla propria costante attività di studio, denuncia e proposta ambientalista, contribuiscano al consolidamento di una cultura ambientalista, capace di premiare lo studio e l’approfondimento delle tematiche ambientali, attraverso l’istituzione di borse di studio pluriennali per progetti di ricerca con l’università, o attraverso la promozione e il finanziamento di progetti e convegni di carattere nazionale e internazionale nei settori delle bonifiche, delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile - dichiarano l’avv. Massimo Moretti, avvocato di Legambiente, e Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - La sentenza rappresenta un importante risultato su scala nazionale per il mondo ambientalista e per tutta l’associazione Legambiente, poiché è un provvedimento che, richiamando sia la giurisprudenza della Corte di Cassazione che del Consiglio di Stato e della Magistratura Contabile, in materia di risarcimento in favore delle persone giuridiche, indica chiaramente i requisiti necessari per poter ritenere provato, anche in sede civile, il danno subito dall’associazione costituitasi parte civile in seguito ai reati commessi che hanno inciso sull’ambiente” concludono.

    Ilva, processo per disastro ambientale, Legambiente si costituisce parte civile

    Giovedì 19 giugno all’udienza preliminare del processo ILVA, Legambiente Nazionale e Legambiente Puglia, quest’ultima anche in rappresentanza del Circolo Legambiente di Taranto, tramite i loro legali di fiducia Avv. Eligio Curci e Avv. Ludovica Coda, si costituiranno  parte civile - in relazione a tutti i capi d’imputazione contestati dalla Procura - contro gli imputati che nel corso degli anni hanno operato attivamente o non hanno impedito il perpetuarsi di una gravissima situazione di  danno ambientale che ha determinato e determina ancora oggi una pesantissima compromissione del territorio, delle risorse naturali e della salute collettiva.

    IlvaNell’atto di costituzione di parte civile l’associazione, rappresentativa dell’interesse alla tutela ambientale e da sempre attiva per la protezione dell’ambiente, ha quantificato in dieci milioni di euro la richiesta di risarcimento per danni materiali e morali.

    Legambiente prevede infatti tra i propri scopi statutari, la tutela e la valorizzazione dell’ambiente in tutte le sue forme  ed aspetti inerenti la salubrità dell’atmosfera, del suolo, delle risorse naturali, della salute collettiva, delle specie animali, del territorio e del paesaggio.

    Tutti questi aspetti, a Taranto, sono stati fortemente compromessi e lesi nel corso degli anni. 

    La scelta, che l’associazione considera scontata, di costituirsi parte civile nel processo per disastro ambientale nasce dalla volontà di pretendere il radicale rispetto dell’ambiente, anche e soprattutto nel territorio di Taranto e  dalla esigenza di voler far riconoscere la lesione dei propri diritti, esercitati in tutte le sedi istituzionali e non,  con una azione costante, protrattasi negli anni.

    Non è la prima volta: già in precedenti processi a carico di proprietà e dirigenza ILVA la difesa degli interessi del “popolo inquinato” di Taranto è stata assunta - quasi in solitudine - da Legambiente che da decenni  denuncia in tutte le sedi l’insopportabile impatto ambientale dello stabilimento siderurgico tarantino.  

    Legambiente Taranto: 339.1903406

     

     

    Ilva, suolo trasformato in discarica

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    «Legambiente plaude alle indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto, che hanno permesso di individuare ben 530.000 metri quadrati di suolo trasformato in discarica. La malagestione delle discariche è un punto nevralgico della nostra regione, problematica più volte denunciata in passato e sulla quale la nostra associazione da sempre fonda le sue battaglie.

    Se da un lato chiediamo che siano puniti i colpevoli, dall’altro la vicenda conferma l’urgenza di avviare azioni di bonifica interne allo stabilimento, questione sulla quale sollecitiamo i commissari a rendere noto quanto prima un piano di interventi specificando priorità, tempi e modalità di attuazione. L'auspicio è che, una volta accertate le responsabilità, si proceda alla richiesta dei dovuti risarcimenti in attuazione del principio "chi inquina paga"».

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    Ilva: “Annullare il tavolo del 20 dicembre è una cosa insensata”

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    Legambiente scrive al Presidente del Consiglio Gentiloni:

    “Taranto non può più aspettare, oggi altro giorno di wind days. Il Governo deve dare risposte chiare e pretendere tempi più stringenti su nodi irrisolti, valutazione d’impatto sanitario sul nuovo Piano ambientale, innovazione tecnologica nel ciclo produttivo, la bonifica delle aree contaminate e ulteriori misure per la mitigazione del rischio sanitario e ambientale durante i wind days”

     

    “Dopo anni di promesse e impegni non mantenuti il Governo deve ora garantire, e pretendere dall’azienda, tempi certi e più stringenti per gli interventi indispensabili alla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Solo così si può ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini ed i lavoratori. La città non può aspettare ancora altri 3 o 4 anni prima di vedere completati interventi su cui c'è invece necessità immediata, a partire da alcune priorità: la richiesta di investimenti in favore di una importante innovazione tecnologica nel ciclo produttivo; avviare la procedura di valutazione dell’impatto sanitario sul nuovo Piano ambientale; far partire concretamente la bonifica delle aree contaminate pubbliche e private; verificare i possibili interventi di mitigazione durante i wind days.

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    Ilva: Legambiente scrive al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa

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    “Si faccia al più presto la valutazione di impatto ambientale sanitario preventiva.

    La città di Taranto non può più aspettare”

    “Se per il passato ci interessa avere giustizia, e questo è un compito affidato al processo per disastro ambientale in corso, per il futuro dell’Ilva e della città di Taranto vogliamo essere certi che le attività industriali non arrechino nuovi danni alla salute e all’ambiente. Per questo chiediamo al Ministro dell’Ambiente di procedere quanto prima alla valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario connesso alla produzione dello stabilimento siderurgico di Taranto dopo la realizzazione di tutti gli interventi previsti dal Piano Ambientale. Non ci sono norme che impediscano di effettuarla e solo i suoi esiti potranno fornire risposte scientificamente attendibili in merito alle ricadute dell’impianto sulla salute dei cittadini di Taranto”.

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