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Al Gore per Legambiente

Da La Nuova Ecologia di gennaio l'intervista con l'ex vicepresidente Usa, protagonista del film "An Inconvenient truth" in uscita nelle sale italiane

di KATIA IPPASO

Con Al Gore è difficile interrompere il filo di un discorso che parte da lontano con l’ambizione di spingersi dove la politica non si spinge mai: il destino dell’umanità. Il rivale a cui Bush scippò lo scettro nel Duemila, parla con ragionata passione dell’emergenza planetaria e anticipa a La Nuova Ecologia alcuni degli argomenti dibattuti in An inconvenient truth, il film di cui è l’indiscusso protagonista: diretto da David Guggenheim e distribuito dalla Universal pictures Italy, uscirà nelle sale italiane il 19 gennaio.

Ha definito 'An inconvenienth truth' un film d’azione. Perché?

L’ho detto in parte per gioco, in parte seriamente. Mi piace definirlo un film d’azione perché ha l’obiettivo di spingere la gente a prendere subito dopo averlo visto delle decisioni.

Lei sostiene un’idea della democrazia come diffusione della conoscenza: è in questa logica il corso di formazione sulla conferenza relativa all’ambiente?

Sì, negli Stati Uniti sto formando diversi giovani affinché possano portare in giro il mio show, ciascuno a proprio modo. Ho fatto la stessa cosa in Spagna. Il legame tra conoscenza e democrazia è la più grande sfida che siamo chiamati ad affrontare. Sto dedicando la gran parte del mio tempo a questa questione, che reputo cruciale. Il mio obiettivo è quello di estendere il più possibile l’abilità a partecipare a discussioni sulla politica, così che l’individuo possa sentirsi veramente parte della comunità democratica.

Secondo lei ambientalismo e capitalismo non sono in contraddizione. Può dirci perché?

Non è vero che la protezione dell’ambiente crea danni all’economia perché l’inquinamento significa perdita. Allo stesso modo un business inefficiente, male organizzato, fa fare un passo indietro. Le più avanzate tecnologie possono aiutarci a evitare proprio perdite e sperperi. Purtroppo è naturale continuare a fare le cose nel solito vecchio modo, senza considerare i benefici del cambiamento. Il fatto è che possiamo risparmiare danaro e rafforzare l’economia proprio riducendo l'inquinamento. Non ci sono più scuse per non farlo.

[La versione integrale dell'intervista è su "La Nuova Ecologia" di gennaio]

 

 

 
 
 

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